U2 live a Londra
Il rock che salva il mondo

Londra, 9 luglio 2017

Parte Sunday bloody Sunday e mi scendono le lacrime. Il mio suono, il mio concerto. Non riesco a non saltare, urlare: sono gli U2 bellezza e sembra che tutto quel che hai visto fino a quel momento perda di senso. Anche Noel Gallagher (on stage alle 18.30) nonostante Little by little, Wonderwall e Don’t look back in anger. Pur avendo amato gli Oasis , questo rabbioso  filo spezzato tra Noel e Liam pesa sulle sorti di entrambe le carriere.

Alle 20.15 precise i ragazzi irlandesi raggiungono la pedana collegata al palco che occupa i 70 metri di larghezza dello stadio di Twickenham a Londra e prendono subito le vene con Sunday Bloody Sunday, New year’s day e Pride mixata con Heroes. Solo dopo si accende il mega schermo che porta sulle strade (americane e irlandesi) di un album straordinario. Si festeggiano i 30 anni di The Joshua Tree il disco che ha stabilito la forza sociale del rock degli U2  e reso un marchio di fabbrica il suono di chitarra di The Edge. Non manca alcuna canzone all’appello. Sono tutti classici: basso chitarra (tastiere all’occorrenza) e batteria con la trama vocale  di Bono Vox  ancora perfetta. Se il maxischermo non mettesse in evidenza le rughe, parrebbe di essere nel 1987.

Rock e impegno civile, una domanda di pace per la Siria con l’enorme striscione che ha fatto il giro completo dello stadio attraverso il passamano sulle teste degli spettatori, con stampata l’immagine di Omaima, una ragazza che nel video ripreso in un campo profughi aveva appena detto: “Sono siriana, vorrei diventare un avvocato per difendere i diritti di tutte le persone che vivono qui”. Gli U2 dimostrano ancora una volta di essere non solo un pezzo di storia vivente del rock ma ancora una delle band più vitali e coinvolgenti in circolazione.

Nella seconda parte del concerto c’è spazio per un greatest hits della produzione più recente, giusto per ricordare che accanto al mito esistono Beautiful day, Elevation, Miss Sarajevo, con la voce di Pavarotti nel ritornello e il finale affidato a One, un inno, una sorta di assoluzione, un impegno civile in questa chiesa laica che trabocca di promesse d’amore per il prossimo: Carry each other come recita il brano. <<Grazie per averci fatto tornare indietro nelle vostre vite>> è uno dei tanti grazie di Bono che ha il potere di far sentire il pubblico parte di qualcosa di straordinariamente grande. Ho assistito a un evento e versato tutte le lacrime che avevo a disposizione. La bellezza non ha prezzo e non invecchia, mai. E forse finalmente ho trovato il concerto che stavo cercando.

Paola Gallo©

 

 

2 Comments

  • eppoi mi piace l’usanza (purtroppo sconosciuta qui) per cui i concerti iniziano in orario da vecchia prima serata, e diventa tutto più facile. grazie per il report, anche se quel gran pezzo di disco a prezzo pieno ancora dopo decenni proprio non mi va giù 😉

    • Però nell’edizione 2017 ci sono nuovi brani. Forse conviene acquistare quella allora;-)

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