Eccomi
Patty Pravo
#RecensioneFunky

Milano, 28 febbraio 2016

Non ero una di quelle ragazze che al Liceo conservavano i vinili della Patty accanto a quelli dei Pink Floyd originali della zia. La mia rivoluzione partiva da un’altra parte e si chiamava Bennato Guccini Bertoli con vene poetiche firmate De Gregori. Ma ho sempre stimato ai massimi livelli la libertà, il femminismo inconsapevole di Patty Pravo che, con una canzone d’amore, poteva fare la differenza.

Mentre tutti cincischiavano con la retorica dei sentimenti lei parlava di pazze idee, amore a tre negli anni 70. E ancora oggi sembra essere la più provocatoria di tutti, la più lucida con i suoi cieli immensi e uno stuolo d’autori disposto a darle le sue cose migliori.

A partire da Giuliano Sangiorgi che le fa cantare un modernissimo “Amore mio cos’è che ci ha fatto poi annoiare? Non ricordo più chi è ad essere speciale se ti guardo è come se non c’è niente più d’amare sto scappando via da te io non posso più restare” in A parte te.

Una dopo l’altra, queste canzoni ci fanno volare, aprire le braccia, abbandonare a una speranza di bellezza, grazie alla modernità del tocco, delle idee e dei suoni. Per prendere in prestito il titolo di una canzone bellissima, questo disco è davvero “Qualcosa di diverso” e davvero complimenti a ZIBBA per la ricercatezza di “Non ho mai freddo nell’urgenza di creare, non trovi che spogliarsi sia la cosa più geniale dopo il disordine”.

Testi che raccontano una verità incredibile respirata dalla vita altrui, come questo passaggio di  Tiziano Ferro in Per difenderti da me: “Che mi odio e mi ami, pensami stanotte, pensami comunque perché combatto ogni giorno contro la vita, amore pensaci e non difendermi”.

Credibile quando interagisce con Emis Killa in Non siamo eroi (“restiamo abbracciati al momento del botto”) o con i synth e la scrittura di Samuel dei Subsonica in Se (“Il tempo aspetta nei difetti miei e nell’ipocrisia delle regole”). E soprattutto quando incede in un “Possiedimi” e non finire mai (di esistere) innescato da Gianna Nannini e Pacifico. Il finale è “(Un uomo) più semplice” del previsto e ricco di speranza: “Il suo unico talento sarà amare proprio tanto anche quando non è necessario…”.

Perché in fondo è l’amore l’unico talento per il quale valga la pena distinguersi e Patty, rivoluzionaria da sempre, non ci insegna a difenderci ma ad amare amandoci: “me ne andrò e mi rincorrerai per chiedermi perdono…”.

Tutt’al più.

PaolaGallo©

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