NEGRITA live all’Alcatraz di Milano.
Il mio racconto

Milano, 24 ottobre 2023

Mi capita raramente di sentirmi A CASA come ieri sera all’Alcatraz di Milano per il concerto dei Negrita. Li conosco da 30 anni, ho amato ogni angolo della loro discografia e quel rock intenso e necessario che sanno raccontare. Adrenalina, sudore e talento che hanno attraversato cuori e generazioni per arrivare ad un oggi fatto di giovanissimi in prima fila che urlano rabbia e felicità con canzoni, come Io sono, che in alcuni casi sono più grandi di loro. Tra il pubblico anche coetanei della band ai quali è dedicata Non torneranno più, ballad intrisa di malinconia e di ricordi appena sbiaditi. Ed io sotto il palco per sentire da vicino il rumore che fa la felicità dopo abbracci e sguardi fatti di una verità commovente. Sono davvero pochi gli artisti che lasciano che il palco non li allontani toppo da loro stessi e devo dire che Cesare, Drigo e Pau ci riescono bene. Senza fronzoli o parole in più, con la ruvidità speciale del rock’n’roll. Come quelle ballate struggenti (tipo Hemingway) che ti penetrano senza chiedere permesso. I Negrita non conoscono la convenienza dei convenevoli e si capisce che sono disposti a pagare in prima persona le loro scelte.

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A 5 anni dall’ultimo disco non era scontato riempire all’inverosimile i palazzetti italiani (compresi i due sold out dell’Alcatraz) di pubblico felice di ritrovare un gruppo di riferimento che ha fatto della coerenza la sua cifra (musicale). E, partendo dalla storia più recente, Siamo ancora qua è il brano che apre la scaletta che, senza soste, attraversa gli esordi (Io sono, Cambio, Ho imparato a sognare), il periodo sudamericano (Radio Conga, Notte mediterranea, Rotolando verso sud), la consacrazione di Reset (In ogni atomo, Mama Maè, Negativo) e le iconiche Il libro in una mano la bomba nell’altra, Salvation, Bambole e A modo mio. Ogni giorno la scaletta può variare perchè quello che accade in scena è tutto rigorosamente creato su quel palco senza campionamenti, supporti, aiutini vari.  Insomma quello che insegna il concerto di ieri è che il rock’n’roll è davvero un’attitudine, che qualcuno lo suonava seriamente anche quando non era cool e che le band resistono musicalmente all’usura degli anni solo grazie alla purezza del loro suono. Lo posso dire con assoluta certezza: ho “sentito” i Negrita dal primo momento e ormai che ho imparato a sognare non smetterò.

Paola Gallo ©

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