BRUNORI SAS: A CASA TUTTO BENE
Racconto di una conferenza “universitaria”

Milano, 18 gennaio 2017

“Ma l’hai capito che non serve a niente mostrarti sorridente agli occhi della gente e che il dolore serve, proprio come serve la felicità…”. La verità, canzone che ha anticipato A Casa tutto bene, il nuovo disco di Brunori sas, mi ha colpito in faccia. Piena com’è di frasi scritte per me come “Ma l’hai capito che non ti serve a niente sembrare intelligente…” o “La verità è che non vuoi cambiare che non vuoi rinunciare a quelle 4 o 5 cose a cui non credi neanche più”. Ed è stata anche la canzone che ha tradotto la scrittura di Dario Brunori e l’ha portata, con tutta la sabbia che passa dalla voce, a un disco più “grande” degli altri. Se non mi facesse orrore la definizione, direi il disco della maturità.

Il sole schiarisce la strada e, il blu di Milano, fa da cornice ad una delle periferie riqualificate: zona Lambrate dove alla Casa on Six piena di musica e sapori, Brunori incontra la stampa e definisce il suo incontro una “conferenza universitaria”. Tra un “ora vi interrogo” e “aprite il libro a pagina…” si dipana il racconto di queste nuove canzoni d’autore anche se, da musicista, Dario ci tiene a sottolineare il grande lavoro di produzione musicale. “Scrivo all’italiana ma amo Beck e i Nirvana. Il fatto di frequentare musicisti che arrivano dall’accademia e dal jazz ha portato sicuramente ad un confronto importante e creativo“. Io però mi innamoro delle parole e del coraggio, di canzoni come L’uomo nero, amarezza e denuncia della paura del diverso che spaventa anche i più liberi al confronto. O Canzone contro la paura che serve a ricordarci chi siamo. Ironico, saggio come gli intellettuali del sud, Brunori regala riflessioni ed ironia. “Forse il Festival di Sanremo non è la il posto più adatto a me e alle mie canzoni, ma penso alla felicità di mia mamma se ci andassi“. “Da uomo del sud mi piacerebbe criticare Milano ed invece la trovo così creativa e bella.Lamezia Milano è la storia di un viaggio, anzi DEL viaggio e del grande esercizio di carattere contro la pigrizia, ma anche il confronto tra provincia e tradizioni e metropoli e futuro. Ci sono storie ben raccontate e accenti politici, ma l’affondo arriva sulle canzoni acustiche quelle che “Secondo me ci siam0 troppo imborghesiti, abbiamo perso il desiderio di sporcarci i vestiti” o quelle che “La vita va vissuta e invece io la penso” (La vita pensata).

La commozione è dietro l’angolo ed è fatta della stessa materia della malinconia, perchè si possono perdere anni e fiducia, diventare adulti e dubitare di sè e dei propri sogni ma poi come suggerisce Il costume da torero “Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così”.

Dario Brunori regala davvero uno spaccato interessante di sè e del mondo e lo fa con il suo grande stile e con una scelta di immagini lucide ma sincere. Non ci sono piedistalli o giudizi ma vita. “Don Abbondio sono io affacciato alla finestra, a guardare le macerie a contare quel che resta” in un brano intenso e denso di sorrisi. Abbiamo criticato tutto e il contrario di tutto quando forse a salvarci sarà solo l’indulgenza. Terminato il racconto arrivano i “salumi” e una mia domanda sul mondo indie. Ha ancora senso parlare di musica alternativa, in un mondo globale che dà massima visibilità a chiunque in rete?

Forse le etichette servono più a chi definisce la musica che a chi la fa o la ascolta. Quando ero giovane amavo il grunge. Ma in quella definizione ci stavano Alice in Chains e Nirvana. La musica alternativa esiste ancora ma forse in effetti non ha senso etichettarla.  A casa tutto bene è un disco che ha sicuramente a che fare con il nostro bisogno di gestire le paure quotidiane e la realtà non solo virtuale. Dal 30 gennaio Dario Brunori inizierà una serie di incontri con gli studenti universitari e dal 24 febbraio tour nei teatri e nei club di tutta Italia. Tornando dalla conferenza ascolto ipnotizzata una canzone dopo l’altra. Ci sono mille motivi per acquistare e ascoltare questo disco. E’ raffinato e utile per leggersi, capirsi e non prendersi troppo sul serio.

Paola Gallo ©

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