ERMAL META
Non abbiamo armi

Sanremo, 9 febbraio 2018

<<Il disco nasce da un pensiero di fondo: ho suonato per tutto il 2017. All’inizio cercavo di preservare una parte di emotività. Era il mio luogo. Ma solo quando ti apri completamente ti resta qualcosa. Contro questo, Non abbiamo armi ed ecco il perché di questo titolo>>. Così Ermal Meta nella sua camera d’albergo a Sanremo davanti a pochi giornalisti per far ascoltare il suo nuovo disco a due giorni dall’uscita.

<<Mi definisco musicista, quando la vita cambia così in fretta se tieni la mano davanti alla faccia schivi qualche botta ma perdi tanti abbracci. Voglio rischiare. Quando dai qualcosa di te,  diventa eterna. L’amore più duraturo è quello non corrisposto anche se i fan ricambiano e io  loro>>.

Il disco ha i nervi e la pelle scoperti, musicalmente spazia dal rock alla ballad. E’ intenso e pieno di racconti. Il colpo allo stomaco dopo l’incalzante inno contro la paura Non mi avete fatto niente condivisa con rabbia e passione con Fabrizio Moro, arriva con 9 primavere, una delle mie favorite del dico al momento. E’ una di quelle canzoni d’amore “che fanno  sempre stare male” con un testo che incalza e provoca e commuove. Non abbiamo armi contro il cambiamento spiega Ermal presentando la title track. Tutto può succedere ma anche niente e “tu abbracciami senza fine“.

Io mi innamoro ancora si dichiara apertamente: “La musica ci cambia ci trasforma non ci abbandona e tu lo sai che io mi innamoro ancora”. E’ finita la musica, dice Meta, ma continuano le canzoni. Mi salvi chi può dice la traccia finaleperché da soli fa male pure l’aria“, una mini suite che utilizza vocoder e armonizer, scritta il 25 dicembre per chiudere l’album. E poi:  Amore alcolico (amare crea dipendenze pericolose), Il vento della vita, Dall’alba al tramonto (Sposteremo il mondo io mi fido di te) Le luci di Roma e Caro Antonello, una lettera aperta che parte con un’affermazione piuttosto precisa: “è una giornata di merda ma va tutto bene”.  

Capitalizzare il dolore, trasferire la verità, Non abbiamo armi è un disco molto ricco di storia e ovviamente di storie. E’ intriso di malinconia, pioggia e amore, disperato e pieno di necessità. Lo stile diventa sempre più chiaro. La voglia di abbracciarlo sempre più forte. Dagli Ameba 4, di cui Ermal era il chitarrista ad oggi, passando per La Fame di Camilla, rimane sempre un sapore forte di purezza e fragilità che spero non finiscano mai.

Paola Gallo©

3 Comments

  • Lo speriamo tutti davvero che questa anima pura ,limpida, non finisca mai ..lui con le sue canzoni che ti spaccano il cuore. Anche io mi sono innamorata di 9 primavere..ma quanto bene gli vuole a sta ragazza….

  • Anch’io ho sempre più voglia di abbracciarlo perché finalmente ho ritrovato qualcuno da ascoltare come se ascoltassi la mia anima , erano anni che aspettavo qualcuno così… Bravissimo speriamo che non finisca mai

  • Quando ero giovanissima, amavo Baglioni, lo amo tutt’ora, è una colonna portante della mia crescita, solo che oggi non esiste solo Claudio, nel tempo ho allargato i gusti a tutti i cantautori e poi alla musica in generale. Io in Ermal oggi vedo il mio Baglioni di ieri che riusciva a trasmettermi emozioni con le sue canzoni. Finora tre dischi e tutti e tre belli, preferisco ancora “Vietato Morire”, ma le canzoni di “Vietato Morire” le ho ascoltate fino allo sfinimento questo è nuovo, diamo il tempo di essere ascoltate qualche volta di troppo per dare un giudizio definitivo, anzi chiudo con la certezza che nella mia playlist ci saranno canzoni che provengono da Umano, da Vietato Morire e da Non Abbiamo le Armi!! Ogni tanto quando ho una playlist che dura circa 3 ore, mi dico Rosi togli qualcosa di Elisa o dei Negramaro o di Ferro, finirò con l’avere playlist che dureranno 4 ore. Notte ? cara Paola, volevo scriverti appena letta la recensione, come al solito alla tua altezza, ma dovevo trovare il tempo. Ti sto scrivendo con in sottofondo il nuovo cd di Ermal. Buon fine settimana. ?❤️ Ps: per stasera forza #Inter ⚫️?

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