Francesca Michielin sold out a Milano:
“Il regalo più grande che potessi sperare”

Milano, 17 marzo 2018

L’evoluzione umana ed artistica di Francesca Michielin sta tutta nelle sue nuove canzoni, è lì da vedere su un palco scarno e pieno solo di lei e delle sue idee che arrivano diritte insieme ad  un suono definito e preciso, europeo e contemporaneo. Non c’è bisogno di molto per arrivare a colpire adolescenti e adulti accalcati al Fabrique, sold out, per la data milanese del 2640 tour 2018. Il talento esprime tutto il suo carattere, a partire dall’inizio del concerto “Riordina la stanza se vuoi far rivoluzione, se hai il cuore che ti esplode allora mettilo in azione“. Comunicare come un mantra per uscire da quella stanza di idee che ha accolto fino a qualche anno fa le sue canzoni che ora diventano progetti e vengono restituite a squarciagola dal pubblico.

Stupisce vederla così padrona della sua musica e ancora teneramente goffa invece nel gestire le parole dal palco. Ma è anche quello che la rende così diversa, estranea, profondamente radicata nella sua musica e nella rivoluzione sociale che prova a fare con le sue canzoni, con la tenacia e la sicurezza dei suoi 23 anni. <<Bolivia ed il suo video sono un tentativo di spostare lo sguardo sullo sfruttamento delle terre del Sudamerica – spiega durante la conferenza di fine concerto – per raccontare quanto la ricchezza di pochi continui a pesare sulla vita di molti>>. E questo concetto è molto ben espresso in diverse canzoni del suo ultimo album 2640, compresa l’ipnotica e tribale preghiera Tapioca: “Ringrazio ogni cosa, il profumo del pane dall’altra parte del mondo. Ti dico grazie e suono più forte e suono ancora più forte”

Dentro e fuori, il mondo che può cambiare solo se curiamo noi stessi: “E la colpa non sono gli altri se stiamo male siamo noi che non ci vogliamo bene anzi, che non ci lasciamo amare” (Alonso). Toccante il discorso sulla tenerezza che presenta Io non abito al mare: <<Ho voluto scrivere una canzone in cui si potessero identificare tutti quelli che non si sentono degli eroi, che cadono, hanno paura, provano disagio. Una canzone che esaltasse la tenerezza e contro la cattiveria gratuita e il bullismo>>. Distratto, Un cuore in due sembrano canzoni di tantissimo tempo fa: <<Ora ho 23 anni e le canzoni di di20 e di20are sono cresciute con me>>. Mantiene intatta invece tutta la sua forza esplosiva L’amore esiste che considero un po’ il big bang della storia musicale di Francesca, uno switch off necessario.

?Welcome to the jungle Kanye?

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Ottima l’incursione nel mondo di Kanye West con Monster, anche se: << Lui non sa niente di questa mia versione che ho deciso di provare pochissimi giorni fa. E no sarei morta a dirgli una cosa del genere quando l’ho incontrato…>>. Dopo i bis c’è spazio ancora per un incontro con il pubblico e qualche canzone senza microfono, intima e dedicata, accanto al mixer di sala con Maicol Morgatti, Luca Marchi ed Eugenio Cattini che le appartengono come una famiglia.

Dopo il concerto racconta le sue emozioni ai giornalisti. Le chiedo se si è resa conto di quanto sia cresciuto il suo pubblico e di quanto interagisca con lei: <<Dopo più di un anno tornare al Fabrique e vedere che c’era il doppio della gente con un pubblico eterogeneo che comprendeva persone nuove, molto piccole e molto grandi, mi ha fatto davvero impressione. Non ho mai cantato davanti a tutte queste persone, è stato davvero un colpo. Sono felice perché sia io che la mia band abbiamo cominciato a 17 anni ed arrivare a 23 con tutte queste persone, penso sia il regalo più grande che potessimo sperare. Alla fine ho voluto cantare altre canzoni vicino al mixer per salutare e ringraziare il pubblico ancora presente, visto che non avrei potuto farlo personalmente con ciascuno di loro>>. Gli occhi raccontano una felicità autentica e quella meravigliosa estraniata appartenenza ad un’altra dimensione, quella della sua musica, arte in divenire, già meravigliosamente adulta.

Paola Gallo©

 

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