NEK in concerto a Milano: Acustico Pop Elettronico

Milano, 11 novembre 2019

Nek e il palco sono una cosa sola ed anche il filo d’acciaio che lo lega al suo pubblico. Mi colpisce ogni volta che vedo un suo concerto (lunedì all’Arcimboldi di Milano per la tappa del tour dedicato a Il mio gioco preferito) l’energia, la fame che non passa mai, quello sguardo felice e convinto, il phisique du role qualcuno direbbe. Le canzoni di Nek possono anche non piacere, ma è impossibile restare indifferenti ad una sua performance, perché quello che fa lo fa con una determinazione, una serietà e un impegno Unici (citando l’artista).

Il suo indiscusso successo deriva da un lavoro  di anni, dalla coerenza con la quale ha fatto  l’ambasciatore del pop senza mai cercare di essere qualcun altro. Nek è popolare in tutti i sensi consentiti dal termine e lunedì al Teatro Arcimboldi di Milano ha proposto una scaletta generosa e felice, straripante di canzoni che sono diventate hit negli anni. Brani che sono stati accompagnati da coreografie, voci e pubblico adorante.

L’inizio è acustico con Nek alla chitarra che introduce Tu sei Tu sai, Cuori in tempesta e Vivere senza te. La band composta da Emiliano Fantuzzi chitarre e tastiere, Luciano Galloni batteria, Max Elli chitarre e Silvia Ottanà basso e synth, entra con un suono tiratissimo con versioni senza fiato di Fatti avanti amore e Sei Grande. C’è spazio anche per le canzoni che hanno convinto l’interprete ma meno il pubblico come Mi farò trovare pronto: “Sanremo rimane il posto più importante dove presentare un lavoro musicale in Italia – aggiunge – e io mi diverto anche a tornarci in gara“. Nel dialogo con il pubblico ricorda anche che alcune canzoni in scaletta rispondono proprio ai voti dei fans che hanno potuto esprimersi sulla scelta (Cielo e terra arriva da lì).

Nel bel mezzo dello show arriva e diverte uno spazio elettronico stile Kraftwerk con versioni nuovissime di Freud (il featuring con J-Ax) e Nella stanza 26. Suggestiva la coreografia a cuori illuminati su Cosa ci ha fatto l’amore e molto più dilatata rispetto all’originale la Se telefonando cantata attraversando la platea. Ed è anche nel modo di stare tra la gente la cifra distintiva di Filippo Nek che una volta, a tavola dopo un concerto, confessò che lo faceva stare in pace guidare il trattore. In quegli occhi che brillano sempre scorre tutto l’orgoglio e il piacere di essere lì, un fuoco che non accenna a spegnersi e che infiamma tutti.

Paola Gallo©

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